PARGHELIA e la Madonna di Portosalvo

Parghelia è stata ricostruita negli anni Venti, dopo il devastante terremoto dell’8 settembre 1905, che provocò 557 vittime, soprattutto nell’area di Capo Vaticano (dove raggiunse l’XI grado della scala Mercalli), risparmiando miracolosamente il Santuario della Madonna di Portosalvo. La facciata della Chiesa, già attestata nel XVI secolo, ma ricostruita nel 1745, rappresenta uno dei più antichi esempi di architettura neoclassica del Sud Italia, mentre la sua torre campanaria (1775) costituisce un classico esempio di architettura barocca e rococò. L’interno presenta pregevoli tele di scuola napoletana (XVII e XVIII sec.), un dipinto sul soffitto che ricorda le frequenti scorrerie saracene del XVII secolo, una balaustra e un altare maggiore marmorei in stile barocco, l’effige della Madonna titolare, a cui da sempre i pargheliesi affidano la propria sicurezza in mare (come dimostrano i tanti ex voto custoditi in sacrestia). È probabile che il dipinto della Vergine di Portosalvo sia stato portato da monaci basiliani, anche se leggenda narra che sia giunto con la stessa nave che depositò la Madonna di Romania a Tropea, fermatasi, sempre in modo misterioso, pure davanti a Parghelia, finché non ebbe lasciato il quadro della Madonna su uno scoglio (tuttora chiamato “d’a Madonna”.).

Notevole la Chiesa parrocchiale, ricostruita negli anni Venti e dedicata a Sant’Andrea Apostolo (culto importato dai monaci basiliani), Patrono del paese e protettore dei pescatori. L’edificio conserva, tra l’altro, il settecentesco busto in legno policromo del Santo titolare, un altare maggiore in marmi policromi, un mosaico raffigurante il martirio di Sant’Andrea.

I numerosi ruderi pargheliesi di secolari mulini ad acqua disseminati lungo i torrenti Fiume e La Grazia rappresentano un’importante testimonianza di archeologia industriale.

 

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